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Hai deciso di metterti in proprio finalmente e di scegliere la formula del franchising?

Prima di ragionare su alcuni aspetti decisivi, come quelli legali, fiscali e organizzativi, c’è un altro elemento verso il quale far convergere la tua attenzione, ovvero la  creazione di una strategia.

Senza una strategia avrai poche chance di costruire un modello di business da zero (approfondisco quest’aspetto nel libro Let’s Franchise).

D’altronde…

“Il valore di un generale risiede nella sua strategia e non nel suo coraggio”.

(Proverbio cinese)

Ci sono poi altri aspetti che appartengono più a una sfera psicologica e motivazionale che dovrai affrontare se vuoi lanciare la tua idea sul mercato, superando alcune paure e falsi miti:

«La tranquillità del posto fisso è ormai un’utopia. Anche lo stesso termine da cui nasce, lavoro dipendente, deve far comprendere che dipendiamo da qualcun altro», spiega Federico Pampana, consulente e autore del libro, “Azienda Ideale: Come Lanciare (o Rilanciare) La Tua Attività Anche Senza Soldi Col Metodo VICS” (clicca qui). Ospite del nostro blog ci racconta perché anche in Italia è possibile fare un’impresa di successo e come crescere a livello personale e aziendale.

Consulente di impresa, Pampana e il suo team creano strategie allo scopo di garantire ai clienti risparmio fiscale e protezione del patrimonio personale.

Posto di lavoro sicuro, sicuro di cosa?

Pampana inizia la nostra intervista raccontandoci la sua “visione” del posto fisso e perché nel 2021 è ormai un concetto che merita di essere superato:

«La tranquillità del posto fisso è ormai un’utopia. Anche lo stesso termine da cui nasce, lavoro dipendente, deve far comprendere che dipendiamo da qualcun altro. In questo caso dal titolare. Sono le famose zone di comfort della mente. La possibilità di credere che lì sentiamo al sicuro. Ma al sicuro da cosa? Non certo dal rischio che una scelta sbagliata del titolare ci faccia ritrovare senza lavoro nel giro di poco tempo», spiega Pampana.

Pertanto, in questa ottica, è meglio sbagliare su qualcosa di personale, anche con tutti i lati negativi del caso.

Due paure che bloccano l’imprenditorialità (e come affrontarle)

Secondo Pampana sono due le paure che bloccano il sorgere delle iniziative imprenditoriali. Da una parte, la paura delle tasse e dall’altra la paura del fallimento.

Entrambe sono paure che per Pampana vanno ridimensionate per riportarle ai fatti: «La paura della tassazione è un vecchio stereotipo italiano che si diffonde anche per le mancanze da parte di alcuni miei colleghi. Alcuni commercialisti si accontentano del compitino e non si dedicano a supportare realmente l’imprenditore».

Laddove nella realtà delle cose – continua Pampana, «esistono molte strategie e molte opportunità di risparmio fiscale, soprattutto per chi comincia. Sì, perché quando si parla di ottimizzazione fiscale si pensa che sia uno strumento adatto solo ad attività già avviate. In realtà il primo passo di ottimizzazione fiscale si ha con la scelta della forma giuridica, aspetto mai considerato all’inizio dove si punta esclusivamente sullo spendere meno senza ragionare in un’ottica di medio termine».

Anche il secondo aspetto, “la paura del fallimento” diventa un emblema tutto italiano: «Nel resto del mondo, di cui qualche esperienza ho, il fallimento è visto come un passaggio fondamentale, oserei dire quasi necessario per avere successo. Sono pochissime le persone che hanno raggiunto grandi obiettivi senza passare da un fallimento professionale. Qui da noi si ha spesso “l’arroganza” di pretendere che vada subito tutto per il meglio e questo è un errore madornale. Durante un percorso aziendale si deve passare obbligatoriamente attraverso dei momenti difficili. È come quando da piccoli si sale per la prima volta in bicicletta e si pretende di andare subito senza le rotelle. Si cade e ci si rialza finché non si riesce».

L’imprenditore di successo si rende estraneo alla sua azienda

Pampana traccia un identikit dell’imprenditore destinato al successo:

  1. La conoscenza ovviamente in via generica, tutte le aree fondamentali di un’azienda (fiscale, legale, marketing, vendita e sviluppo prodotto);

«Questo non significa che devi fare il commercialista o l’avvocato ma devi avere le competenze base necessarie per conoscere ciò di cui si parla. E questo delle competenze è uno di quegli aspetti che batto sempre con i miei clienti. Lo ritengo il punto di partenza perché aiuta l’imprenditore o aspirante tale a comprendere le dinamiche che gli ruotano intorno».

  1. L’abitudine alla delega

«Non esiste più il ruolo del padre padrone, la figura del titolare che è il primo ad arrivare la mattina e l’ultimo ad andare via la sera. Nella mia visione l’imprenditore è quello che testa sulla propria pelle tutti gli step della sua azienda, li procedurizza, rendendoli quindi semiautomatici ed organizzati, e poi li delega alle giuste figure che si occuperanno di portarlo avanti».

  1. L’obiettivo: rendersi estraneo

«L’obiettivo di un imprenditore deve diventare quello di rendersi estraneo alla propria azienda, permettendogli di crescere anche senza la sua presenza. Solo allora avrà creato la propria Azienda Ideale, ritagliando in questo modo anche più tempo per sé. Ovvio che tutto questo non avviene nell’arco di due mesi ma è un percorso. Facile? Assolutamente no, non esistono né scorciatoie né cose facili».

Anche sulla base delle parole di Pampani, si comprende ancor di più come Il franchising diventi una scelta interessante per gli wannabe entrepreneur, perché permette di ridurre il rischio di impresa, affidandosi a un brand che ha già un suo storico e una sua riconoscibilità sul mercato.

Se hai scelto di intraprendere questa strada, leggi il libro Let’s Franchise.

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